17 marzo 2006

Il buon Emanuele Aina mi ha chiesto come fare a riversare in HTML la documentazione per i traduttori. Dopo qualche giorno ecco qui, per la gioia di tutti, come fare ad usare i fogli di stile ufficiali di GNOME per convertire i file XML-DocBook in HTML.

Premessa: in un sistema GNU/Linux ben configurato è possibile effettuare tale conversione semplicemente invocando il comando db2html nomefile.xml. Solo che in questo modo si perde un po' in formattazione.

Dunque, per procedere si ha necessità di tre ingredienti:
  1. Il file XML DocBook del manuale da convertire. Ad Emanuele serviva il documento relativo all'introduzione ai PO (che ricordo essere ancora in stadio di bozza), ciò non toglio che ogni file XML DocBook che fa parte della documentazione di GNOME possa essere convertito
  2. Il pacchetto docbook-xsl alla versione 1.45. Tale pacchetto non è più disponibile per il download su sourceforge.net (per lo meno non dalla pagina del progetto docbook, magari esporando in FTP si trova...). Usando GOOGLE l'ho trovato qui, ma potete cercarlo anche altrove.
  3. I fogli di stile forniti dal GDP. Li trovate sul CVS, sotto gnome-docu/gdp/xsl (per cui dovete dare il comando cvs -z3 co -d :pserver:anonymous@anoncvs.gnome.org:/cvs/gnome gnome-docu/gdp/xsl)
Ora che avete tutti i componenti bisogna procedere a:
  • installare docbook-xsl
  • applicare qualche piccola modifica (per lo meno a me è stata necessaria) ai fogli di stile del GDP
  • generare i file HTML
Per installare il pacchetto docbook-xsl (installare per tutti gli utenti, ovvio; dovrebbe essere possibile installarli anche solo per un utente senza privilegi, ma non so come creare il catalogo xml personalizzato), procedere come segue:
  • spacchettare il file docbook-xsl-1.45.tar.gz
  • entrare nella directory docbook-xsl-1.45
  • creare una directory in cui installare i file. Sulla mia Ubuntu ho proceduto con il comando install -v -d -m755 /usr/share/xml/docbook/stylesheet/1.45/ Per altre distribuzioni controllare il percorso in cui sono è già installato il pacchetto docbook-xsl-1.6X e regolarsi di conseguenza
  • installare i file necessari nella directory appena create. Sulla mia Ubuntu ho proceduto con il comando cp -v -af VERSION common/ extensions/ fo/ html htmlhelp/ images/ javahelp/ lib/ template/ xhtml/ /usr/share/xml/docbook/stylesheet/1.45/
  • passare alla directory in cui si è appena copiato i file (/usr/share/xml/docbook/stylesheets/1.45 per me) e impostare a root il proprietario ed il gruppo dei file installati (chown -R root:root .)
  • Aggiornare il catalogo XML (sulla mia Ubuntu è il /etc/xml/catalog) in modo da usare i fogli di stile appena installati xmlcatalog --noout --add "rewriteSystem" "http://docbook.sourceforge.net/release/xsl/1.45" "/usr/share/xml/docbook/stylesheet/1.45/" /etc/xml/catalog
  • Completare l'aggiornamento (parte 2 di 2) del catalogo col lievemente diverso xmlcatalog --noout --add "rewriteURI" "http://docbook.sourceforge.net/release/xsl/1.45" "/usr/share/xml/docbook/stylesheet/1.45/" /etc/xml/catalog
A questo punto il sistema in uso sarà in grado di usare i docbook-xsl presenti in /usr/share/xml/docbook/stylesheet/1.45/ quando i fogli di stile del GDP chiederanno di usare cose da http://docbook.sourceforge.net/release/xsl/1.45. Nota: l'installazione è necessaria perché la versione 1.45 non è più disponibile via Internet :-(

Passiamo ora al secondo punto: la modifica dei fogli di stile del GDP. Questa modifica si è resa necessaria a causa di alcuni errori che si sono evidenziati nella conversione XML~HTML.
  • nei file admonitions.xsl copyright.xsl e toc.xsl cambiare le varie stinghe doc:type="boolean" in type="boolean"
  • nel file general-customization.xml rimuovere o commentare la riga numero 16 (quella con il tag xsl:include che ha come opzione href="titlepage.xsl"
Non so se è il modo corretto di procedere per togliere quegli errori che mi venivano evidenziati. Però, almeno sul mio sistema, funziona. :-)

A questo punto si è pronti per la conversione XML~HTML. Spostarsi nella directory dove è posizionato il file XML da convertire, e dare il comando

xsltproc -o outputdir/ percorso/gnome-docu/gdp/xsl/general-customization.xsl file-da-convertire.xml

Nella directory outputdir/ verrano creati i file HTML. Per completare il tutto, all'interno di outputdir/ andrebbe creata una directory stylesheets/ con i file PNG per le icone (caution.png - important.png - note.png - tip.png - warning.png - gnome-logo-icon.png). I file possono essere recuperati dalla propria distribuzione: gnome-logo-icon.png è in /usr/share/pixmaps, gli altri, sebbene con nomi un po' diversi sono installati da Yelp. Nei prossimi giorni li impacchetterò e li metterò a disposizione assieme alla documentazione sul mio spazio Web.

Ora devo scrivere ad Emanuale per comunicargli che le istruzioni le trova qui...

PS: quasi quasi converto in HTML la guida per l'ammistrazione e la guida per l'accessibilità dello GNOME Desktop e le metto in rete...

PPS: perdonate la pessima formattazione del testo :-|

15 marzo 2006

Obsolescenza mentale

Alan Yates, general manager per la strategia di mercato presso Microsoft, dice che OOo è obsoleto, inadatto alle esigenze dell'utenza odierna[1].

Veramente molto strano perché la mia esperienza recente dimostra il completo contrario. In questi giorni infatti la mia sorellina sta scrivendo la sua tesi di laurea di primo livello (per la verità l'ha data alle stampe giusto ieri). Vi racconto come è andata, anche se la storia è un po' triste.

Avevamo cominciato (lo so, dovrei dire aveva, ma se lei ci metteva i contenuti, io l'aiutavo nella parte tecnica/editoriale, per cui sento la tesi anche un po' come un mio prodotto) con ferma sicurezza di mia sorella, usando ovviamente OOo sotto Linux. Sicura fermezza che mi aveva stupito: non pensavo che mia sorella fosse così certa riguardo una decisione di tal genere, pensavo piuttosto che preferisse usare MS Office per poter lavorare anche fuori casa, è sempre stata incerta quando si è trattato in passato di scrivere cose che sarebbeno finite su computer altrui con l'accoppiata Win+Office. Invece aveva fatto una scelta indipendente dai miei pareri e consigli: rassicurata dalle precedenti esperienze, aveva individuato in GNU/Linux + OOo una accoppiata che potesse garantirle:
  • sicurezza nella memorizzazione dei dati (salvo la tesi nel file system e sono sicura di ritrovarla lì, niente virus, cavalli di troia, cali di tensione che possano creare problemi)
  • sicurezza nella non interruzione improvvisa del lavoro (niente crash di sistema, di applicazione, di altro)
  • semplicità nello scrivere (OOo ha tutte le funzionalità che servono e spesso al posto giusto)
  • compatibilità con il mondo esterno (OOo permette l'esportazione in PDF e Word)
Il lavoro di stesura è andato magnificamente per un bel po' di tempo. Contrariamente alle opinioni di Alan Yates (ma dell'uomo Alan o del dirigente Yates?) OOo Writer funziona magnificamente con documenti corposi e strutturati e non solo con piccole note. Lo Stilista ed il Navigatore (al di là degli orrendi nomi) rendono piacevole la stesura di un documento strutturato come una tesi qualcosa: il Navigatore permette di passare da un punto all'altro dell'elaborato senza dover nervosamente far girare la rotellina del mouse, consentendo al tempo stesso di tenere d'occhi la struttura generale della tesi. Lo stilista è quanto di più bello possa esistere al mondo, con i suoi stili separati per ambito: stili per i paragrafi come corpo testo, intestazioni e tabelle, stili in linea per le parole o frasi a cui dare una certa enfasi e, ancor più bello, stili di pagina per cambiare orientamento e margini alle singole pagine (provate a fare una cosa del genere con MS Word quando ogni tanto dovete piazzare delle tabelle larghe e siete costretti a farlo cambiando orientamento alla pagina).

Insomma se è veramente obsoleto come dicono, francamente non è cosa che è possibile notare con tanta semplicità. E non dimentichiamo che è possibile esportare in PDF senza andarsi a cercare software aggiuntivo: sembra una stronzata, ma pensate che una tesi la si scrive per stamparla e bisonga essere certi che ciò che si vede a schermo sia ciò che si vedrà su carta.

Ho anticipato che c'è un finale triste: purtroppo i "problemi" sono cominciati quando c'è stata la necessità di interagire con il Microsoft Word installato all'università.

Primo problema: incompatibilità di modelli. A quanto pare infatti, aprendo in Word un documento DOC strutturato (cioè con gli stili Intestazione 1, Intestazione 2 ... necessari alla compilazione dell'indice) esportato da OOo Writer, editandolo e poi riaprendolo in OOo, si perde la strutturazione del testo. I paragrafi che prima erano intestazioni diventano testo semplice con modifiche alla dimensione e posizionamento del carattere. Niente più indice. Nemmeno la possibilità (misterioso davvero) di riapplicare gli stili Intestazione dove opportuno in OOo, come se il documento fosse bloccato. Ovviamente il problema era facilmente risolubile usando lo strumento per la differenza tra file. Solo che mi rimane il dubbio: di chi è la colpa? Del codice di importazione di OOo? Di Word che non rispetta il documento esistente? Non saprei, dovrei fare un analisi più approfondita e magari aprire un bug sul database di OOo. Di certo c'è una cosa: Word decuplica la dimensione di un file: se esportando in Word con OOo un documento si otteneva un file da 30 kB, aprendo lo stesso documento in Word apportandovi piccole modifiche e salvandolo il risultaro era un file di 270 kB.

Ma torniano alla tesi: come secondo problema è arrivato il turno di caratteri mostati in modo diverso. Curiosamente nelle tabelle che perdevano anche allineamento. Il problema qui è far capire al relatore che il problema è del programma, non del testo, che il contenuto c'è e l'aspetto finale non sarà certo quello...

Per finire blocco di sistema: no, non il mio con la sua brava Ubuntu, quello sul computer dell'università, che in realtà è quello della saletta medici di un policlinico, che crashava, riavviandosi, quando mia sorella faceva doppio clic sul file Word esportato da OOo che aveva nella sua chiavetta USB e quando faceva doppio clic sul file Word che aveva copiato sulla scrivania dalla chiavetta e quando su mio suggerimento telefonico provava ad avviare prima Word e poi ad aprire il file. Non sempre, non subito. Talvolta. Un giorno sì e l'altro chissà. Al riavvio magari funzionava di nuovo. O forse no. Fortuna che avevo copiato l'installer di OOo sulla chiavetta USB e che le è stato possibile installarlo ed usarlo per aprire i file incriminati... Il che la dice lunga sulla sicurezza dei computer negli ospedali e sui crash di sistema.

Insomma, una lunga lista di problemi ha convinto la mia misera sorella a riavviare il sistema in Windows e ad usare Word. Non che la cosa l'abbia resa felice. Tutt'altro. Poteva certo salvare il file in casa e portarlo fuori senza che ci fossero incompresioni, ma le richieste di aiuto nei miei confronti erano per lo meno quintuplicate, tutte relative a casi in cui lei era convinta di aver richesto una cosa al programma (come mettimi un'interruzione di pagina) e quello ne mostrava un'altra (tipo ci metteva in mezzo una pagina vuota in più). Insomma ha passato un sacco di tempo ha preoccuparsi dei problemi del programma invece che dei contenuti del testo. Io non credo che la causa di ciò fosse legata al fatto che OOo sia obsoleto. Con MS Word di problemi ce ne sono stati sia quando usavo OOo a casa e Word all'univesità, sia quando ha usato Word tanto a casa che all'università.

Ciliegina sulla torta e nota conclusiva. La tesi alla fine è composta da 80 pagine, con una decina di tabelle, due diagrammi e 5 o 6 fotografie (catturate con macchine fotografiche digitali) inserite. Volete sapere quanto spazio occupa sul filesystem il file Word? 35,6 MB. Capisco che una decina di MB possa derivare dalla foto che sono state messe lì senza ritagliarle o scalare la risoluzione, ma i restanti 25 MB da cosa sono occupati? (Ovviamente il file PDF occupa circa un paio di MB)

[1] Nota: non ho letto l'intervista originale, non ancora, ma solo questo estratto in i.taliano

8 marzo 2006

65 centrimetri di dimensione democratica...

... patetico la critica è concorde, nel ritenerlo patetico...

(liberamente ispirato alla mitica canzone "John Holmes" di Elio e le Storie Tese)

Avete mai fatto parte di un seggio elettorale? Quelle persone che stanno nel seggio 2/3 giorni a farsi i cazzi vostri alle vostre spalle tipo ridere delle vostro foto della patente, commentare il vostro aspetto cadente con cose tipo "cacchio lo facevo più vecchio e invece ha solo 36 anni", che vi rispondono no quando domandate come se fosse la prima volta "Ma che devo firmare da qualche parte?", che sono tutti sfigatelli professionisti comunisti che stanno lì solo per togliere voti al partito del povero Silvio[1]?

Io sì. Molte volte. Specie come presidente di seggio. Un ottimo presidente di seggio che arriva tardi e finisce presto. Un presidente di seggio che deve ogni volta andare a cercarsi la nomina tra quelle rifiutate perché, come in ogni aspetto della mia vita, si dimenticano di lui (strano, sono alto 1.90 con con altri 10 centimenti di capelli...).

Ebbene, nella mia esperienza posso dirvi che il Ministrero dell'Interno si prenderà un sacco di vaffa per una scheda che sarà un casino chiudere. Sì perché per l'elettore medio, quello che tutti caldeggiano e coccolano, ha due problemi, che tipicamente gli vengono in mente quando gli stai consegnando matita e scheda (anzi, schede, visto come è andata negli ultimi tempi): "Cosa debbo votare?" e "Come piego la scheda?": Il primo te lo espone subito, solo che intende "Come debbo votare?"; e tu li a dire "deve mettere una croce nel simbolo..." e lui "cioè qui?!" e tu "no! la prego, non indichi nulla è contro la legge!". Il secondo dopo che è entrato in cabina ed ha votato. Riuscendo dalla cabina con il foglio aperto e sventolandolo.

Non oso pensare a cosa può succedere con una scheda di 65 centimetri. Peccato che stavolta non potrò partecipare causa altri impegni. Alle politiche è bello: i rappresentanti di lista ti portano anche la colazione ed il caffè, pur di ingraziarti, non come a quei cavolo di referendum dove devi fare tutto da solo.

[1] a proposito del povero Silvio: avete visto Conracchione con in testa il cappello da Napoleone da Fazio (Fabio) che fa "Abbiamo avuto i nuovi sondaggi elettorali... A Waterloo ci danno vincenti"? Pare che per questa battuta sia entrato tra gli indesiderati.

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Sempre meglio pararsi, perché la vita è una tempesta, ma prenderla nel culo è un lampo.

5 marzo 2006

Profondo marketing

Accendere il computer dopo due giorni di astinenza e trovare questo post di Paolo Attivissimo è cosa bella. Sì, all'inizio sembra parlare di cose trite e ritrite, ma poi... Complimenti a Paolo per non aver dato alcun effetto suspance all'inizio[1]: il cambio di "contenuti" così improvviso mi ha incollato alla sedia.

E poi è illuminante notare come una grande azienda stia attenta ai piccoli dettagli. Partecipare a tutto, sempre e comunque.

Ma non voglio svelare troppo. Se non leggete abitualmente il suo blog... fate male :-)

[1] Avete presente Lolita di Kubrik? In cui l'omicidio di Peter Sellers avviene all'inizio e ogni volta che questo appare sullo schermo uno si domanda "Morirà adesso?"

3 marzo 2006

Ricchi premi e cotillion

Nella quotidiana lettura dei miei feed RSS, mi è capitata sotto gli occhi una notizia che rimanda a questo comunicato stampa: il ministro per l'Innovazione e le Tecnologie Stanca ha premiato «20 giovani top "navigatori" di Internet». Come non approfondire.

Le informazioni fornite, a parte l'elenco dei vincitori, non sono così chiare. Ma a giudicare da retro della lettera arrivata ai sedicenni freschi di compleanno, pare che la partecipazione al concorso era subordinata al conseguimento dell'attestato per uso del computer (che, dicono, sia molto più complicata da ottenere che non un porto d'armi....).

Da quello che ho capito l'iter è il seguente:
  1. si entra nell'anno in cui si compiono 16 anni
  2. ti arriva una lettera di congratulazioni a casa (a me nessuno ha mai scritto nemmeno quando ho compiuto 18 anni)
  3. con tale attestazione puoi andare da un rivenditore convenzionato a comprare il tuo bel computer con il bonus di 175 € (nota: a mala pena ci compri il monitor; nota2: il computer deve essere predisposto per internet [???] ed avere un sistema operativo adatto per i software applicativi [no, se ci volete VxWorks no, non ha applicativi])
  4. con il tuo bel computer nuovo puoi andare da certificatore convenzionato e sostenere (entro sei mesi) gli esami di attestazioni previsti per i giovani, anche qui con un controbuto di 100 €
  5. con il tuo bel computer ormai obsoleto per videogiocare e con l'attestato per l'uso del PC (OK, lo confesso: io non ce l'ho. Ma che arrivano i carabinieri e mi cancellano il login?) puoi «mettere alla prova le tue capacità ... partecipando per via telematica ad una prova di capacità ed inventiva informatica».
Lo so siete curiosi. Peccato averlo scoperto solo ora che tale prova sembra essere scomparsa dal sito del ministero. Francamente sono molto curioso e vorrei sapere quali incredibili prove hanno superato questi novelli Ulisse per far dichiarare al ministro che hannp «dimostrato particolari attitudini al mondo dell'innovazione».

Oh, il premio per i 20 top navigatori è stato un notebook Acer (ma se sono così innovativi, perché non un MacBook Pro?). Anche i successivi 20, un po' più scarsi in innovazione, hanno ricevuto un palmare Acer.

Ora, gentile ministro, mi domando: lei, anzi lei no, noi tutti italiani, visto che lei è solo un dipendende dello Stato, abbiamo regalato 275 € ad un sedicenne per fargli comprare un computer nuovo (o magari il suo primo computer) e farlo partecipare ad un corso di attestazione (che francamente, ha fatto mia mamma per aggiornamento scolastico causa riforma della scuola e ne sa quanto prima, ma questa è un'altra storia), 275 € che di certo costituiranno solo un quarto o un quinto dell'intero ammontare di spesa per l'acquisto del computer e per il corso, escluse spese di connettività ad Internet. Gli ha proposto un concorso, magari questo non lo ha pagato nessuno perché forse lo ha sponzorizzato la Acer, e a venti di loro a dato un secondo computer (ma che ci fanno? con due PC non si può nemmeno parlare di rete...). Dicevo, dopo una lunga premessa (che di certo lei additerà come polemica, ma lo sono di natura, anche se preferirei definirmi pignolo) io non ho più sedici anni e all'epoca il cattivo governo che c'era non pensò di fare tali dono, io da qualche anno a questa parte mi dedico, senza compenso alcuno se non la sfida personale ed il senso di bene comune, alla traduzione e talvolta al miglioramento di un ambiente desktop che è libero, gratis, funzionale, adatto per software applicativi e spesso innovativo, io nelle ultime settimane sto avendo qualche problema con il mio monitor: non è che potrebbe trovare un 200 € per cambiarlo?

24 febbraio 2006

Tutti pazzi per la tutela

Per chi se la fosse persa, giovedì sera c'è stata una bellissima puntata di Porta a Porta. Se siete fortunati forse potrete rivederla su RaiClick, anche se per ora la visione dei filmati da tale portale è preclusa a chi non ha WMP 9 o superiore (fino al 28 febbraio causa problemi di DRM [il CIO non vuole che altre nazioni possano collegarsi al sito della Rai e vedere le Olimpiadi invernali via Web senza pagare i diritti televisivi {e questa sarebbe un'olimpiade, simbolo di pace e fratellanza tra gli uomini}]).

Cmq il tema della puntata era "Come tutelare il prodotto tipico italiano?". Presenti, per par condicio, Bersani e Scajola per la parte politica ed una serie di persone interessate a minore o maggiore titolo: Beck (Heinz Beck, lo chef, non l'eclettico cantante), Vergottini (parrucchiere? acconciatore? coiffeur?), Versace (il fratello vivo), Vianello (Edardo, il cantante stavolta), il presidente della SIAE (o direttore generale, o megadirettore, o cose del genere, cmq la massima carica all'interno di tale amena istituzione), un impreditode di cui mi sono perso la presentazione (ma forse era il tizio dietro le scarpe Geox) e sul finire di puntata una ballerina classica ed un coreografo. Tutti prodotti tipici italiani (anche se a me questo modo di dire fa venire in mente una canzone di Latte e i suoi Derivati [a.k.a. Lillo e Greg] "Tu falco della notte")

Il filo conduttore era: come possono le istituzioni tutelare la tipica creatività italiana?

La risposta, visti i rappresentati, è scontata: brevetti e proprietà intellettuale. Scontato anche il canovaccio della puntata. Ho smesso da tempo di guardare Porta a Porta. Non è una istituzione come dicono alcuni e non dovrebbe essere vista come tale. È solo una trasmissione di informazione e approfondimento, talvolta errata nella impostazione oltre che nei commenti: le volte in cui ho seguito le discussioni su argomenti che riguardano da vicino le mie conoscenze specifiche ho riscontrato numerose lacune (sperando che non mi arrivi qualche querela) , spesso legate al non voler dire cose difficili, ma parlando per le "masse ignoranti".

Dicevo che la risposta alla domanda è stata scontata. Ci sono un altro paio di aggettivi per descriverla: imprecisa e confusionaria. Abituato a leggere sulla questione brevetti e proprietà intellettuati commenti rigorosi (lo ripeto, non ho detto veri e corretti, ma rigorosi) di Stallman nelle sue varie interviste che vengono pubblicate, sentire parlare sommariamente di un qualcosa di legale che dovrebbe tutelare gli chef dalla copia delle ricette originali in altri ristoranti, i parrucchieri per analoghe questioni di taglio, la pizza che solo noi sappiamo come si fa, il vestito/borsa/occhiale/accessorio vario che i fottuti cinesi non ci debbono contraffare francamente fa ridere (in senso tragico, come direbbe Francesco).

Il teorema, banalissimo mi si consenta (ahhhhh!!), è: gli italiano lo fanno meglio, il creare qualcosa di nuovo, s'intende [1], e lo Stato ed il mondo intero dovrebbero riconoscere questa nostra genialità e creatività e pagare per poterci copiare.

A parte che forse a nessuno è venuto in mente, altrettanto banale e populista, che se noi non avessimo copiato da chi c'era prima, dovremmo reinventare tutto da zero. Pensate ai tanti designer che reinventano la sedia proponendola in nuovi materiali, forme e concetti: se non esistesse il concetto sedia non si potrebbe reinventarla. La copia, la simulazione è un'attività propria del primate. Non vedo perché l'uomo non dovrebbe applicarcisi.

Il mio sconcerto nasce dalla naturalezza con cui parlava di bontà di sistemi costituiti come la SIAE o di sistemi che sarebbe meglio "spingere" a tutti i livelli come il brevetto e la proprietà intellettuale. Vergottini dichiara che se avesse avuto un obolo per ogni taglio a caschetto fatto nel mondo ora avrebbe "Bill Gates come contabile" (ovviamente non si può brevettare un taglio di capelli, forse la procedura se è particolare) anche se allo stesso tempo dice che negli anni settanta non era nemmeno lontanamente stato sfiorato dall'idea di tutelare questa sua invenzione perché all'epoca essere imitati era cosa buona (verrebbe da domandarsi perché ora non è più cosa buona). Heinz Beck afferma con teutonica forza che bisognerebbe regolamentare la possibilità per i cuochi di proporre nei propri ristoranti ricette inventate da altri (come i suoi fiori di zucca fritti aperti invece che chiusi), ma non per lui che ormai è famoso, ricco e scrive libri di cucina, bensì per i giovani cuochi che ancora si debbono affermare. Il ministro Scajola dice che si debbono contrastare i venditori ambulanti, spiegando loro che invece che proporre merci contraffatte che rovinano l'economia italiana e danno una mano al terrorismo, "potrebbero essere utilizzati" per vendere i loro prodotti artigianali, che a noi turisti italiani ci piacciono tanto quando andiamo all'estero.

Come se non bastasse ho appreso che la finanziaria 2006 ha tolto le tasse di registrazione e mantenimento del brevetto. Per favorire la nostra grande creatività ed innovazione e sostenere la ripresa industriale/economica - dice Scajola. Una gran bella fesseria, che porterà le grandi imprese a brevettare tutto il brevettabile, mantenendo il brevetto per tutti i venti anni di legge invece dei tipici 5~8 di sostenibilità economica - fa capire Bersani ("il brevetto è ingombrante").

Gli interventi più belli sono stati però due

Quello dell'imprenditore di cui sopra (forse Geox) che incita e spona i vari industriali (piccola, media e grande impresa) a ????? (il verbo mi sfugge, diciamo tutelare, con quali mezzi legali, se brevetto o proprietà intellettuale, come dicevo prima, non si capisce bene) ogni più piccola idea, anche quelle che assalgono la mattina appena sveglio, divulgando questo pensiero per "creare una cultura della proprietà intellettuale" tra il popolo italiano. Ovviamente, visto che poi si dovrà produrre un prodotto, visto che il prodotto non può scoppiare in mano a chi lo utilizzerà, è opportuno prevedere una fase di test della cotanto geniale pensata che si è avuta. Ma per questo, dice lui, ci sono apposta le università, che hanno laboratori e strutture adeguate :-|

E quello, in conclusione di serata del rappresentante della SIAE, che, sulla stessa lunghezza d'onda del primo, ha annunciato iniziative della SIAE per entrare nelle scuole con dei seminari sulla proprietà intellettuale e industriale. A parte che non capisco cosa c'entri la proprietà industriale con la società degli autori, mi domando, retoricamente, ma cosa c'entra mai la scuola? :-)

Insomma, una bella puntata in cui si sentiva solo una campana. Ma d'altro canto non potremmo non essere daccordo con le tesi e le soluzioni proproste quando in ballo c'è la tutela della nostra innovativa nazione.

[1] anche se visto che ormai Rocco Siffredi è diventato icona a tal punto da finire come testimonial in una pubblicità...

17 febbraio 2006

Leggi che ti passa

  • In linea il nuovo numero di GnomeJournal - Interessante l'articolo di riepilogo delle nuove funzionalità di GStreamer. Ed è tutto vero! Non come certa strampa nostrana !!
  • Sempre in linea l'anticipazione di Davyd Madeley di GNOME 2.14 - Putroppo qui non è tutto vero :-( Ad esempio il compositing management in Metacity è in via di sviluppo e non è abilitato (anzi, la versione stabile che entrerà in GNOME 2.14 non avrà la chiave GConf di cui si parla). Simile incongruenza per Nautilus+Beagle: al momento è solo una "preview", funzionante, ma devi compilare Nautilus avendo installato Beagle; cmq per il futuro potrebbe diventare un modulo da caricare, per la gioia dei vendor.

Blocca che ti passa

Altro post con altre immagini. Post di servizio. Stavolta qualche istantanea (carino, meglio di schermata) del nuovo modulo gnome-screensaver.

Notate in particolare la traduzione "in pausa" dove in originale vi era idle. Non è detto che questa traduzione rimanga così fino alla fine.


Lo strumento di preferenze del salvaschermo



il dialogo di sblocco dello schermo, con il pulsante Cambia utente (opzionale)

Stampa che ti passa


In soccorso al povero Francesco Marletta (non è vero, ma la drammatizzazione fa sempre bene... pensate a quelli che dicono che essere solidali con gli altri porta miseria, disperazione e morte) ecco qui una bella gif animata che mostra le nuove opzioni del dialogo di stampa di GNOME.

In attesa della nuova API integrata nelle GTK+.

Aggiornamento: purtoppo non posso fare l'upload di immagini e sperare che rimangano nel formato originale... fate clic sull'immagine.