26 settembre 2007

Crisi d'identità

Qualcuno è convinto che l'interfaccia del GIMP sia da cambiare. Che tutte quelle finestrelle che il GIMP apre sullo schermo danno fastidio. Che è meglio seguire Photoshop perché è meglio.

Io, sinceramente, non mi trovo così male con l'attuale interfaccia utente. Però in effetti, abbiamo dei seri problemi di... boh, direi corerenza, ma coerenza non è. Provo a spiegarmi.

E per farlo prendo a esempio due cosette. L'una è una applicazione simil-GIMP simil-Photoshop appena rilasciata per Mac, l'altro è il nostro vecchio caro GNOME Panel.

Partiamo dal secondo e da una riflessione fatta sulla desktop-devel-list di GNOME: ha senso avere 3 diversi elementi per gestire una applicazione? Prendete ad esempio Rhythmbox: posso avere un lanciatore sul pannello per mandarlo in esecuzione così, quando ci clicco sopra, mi compaiono un pulsante nell'applet Elenco finestre per mettere in primo piano o nascondere la finestra e un'icona nell'area di notifica (che forse non ci dovrebbe essere, ma questa è un'altra storia) per nascodere il tutto e per una gestione minimale della riproduzione. Analogo discorso si può fare per altre applicazioni come i vari client di IM, o lo stesso client email Evolution (che ora mostra un'icona lampeggiante all'arrivo di nuova posta).

Il tutto, per come è strutturato, è coerente: il lanciatore lancia, l'elenco finestre elenca e gestisce lo stato delle finestre, l'icona di notifica offre azioni e/o informazioni aggiuntive. Non è ammesso, o ammissibile, o cmq possibile, che un lanciatore informi sullo stato dell'applicazione o che uno dei pulsanti dell'elenco finestre abbia qualche voce extra relativa all'applicazione che rappresenta. Noi siamo puri e crediamo nella finestra come monade del nostro ambiente grafico. Una finestra, un pulsante. Per questo, ogni volta che apro N immagini in GIMP ho (almeno) N+2 finestre, quindi N+2 pulsanti. Ognuno per sé. Forse è questo che da fastidio...

Di contro in Mac OS (X) si ragiona per applicazioni: una applicazione, una icona nel dock. Un'icona nel dock che, di volta in volta, di momento in momento, serve per: lanciare una istanza dell'applicazione, portare in primo piano o nascondere un'istanza (in esecuzione) dell'applicazione, segnalare qualcosa (vedi l'icona del client email che mostra le nuove email o la nuova icona del client di calendario che indica la data odierna), fornire la possibilità di azioni aggiuntive (vedi i'icona di iTunes che funziona più o meno come l'icona di notifica di Rhythmbox). È un approccio migliore? Si? No? Non è detto. È un approccio diverso che in certe condizioni potrebbe risultare migliore. L'icona nel dock non è un lanciatore, o un segnaposto per la finestra o un indicatore. È l'applicazione stessa.

Poi ovviamente il dock ha una marea di altri problemi, ma almeno il fatto che a un'applicazione corrisponda una sola icona permette a menti non flessibili di creare un'identificazione chiara e ragionevole (Panfilo Maria Lippi direbbe venire in contro alle vostre limitate capacità mentali).

E qui arriviamo alla nuova applicazione simil-GIMP, simil-Photoshop per Mac annunciata prima. Si chiama Pixelmator, non è gratuita (se non ho capito male), non è libera (sebbene usi software open source, come dichiarato in homepage; credo si tratti di ImageMagik), quindi non ci dovrebbe interessare. Però un'occhiatina alle schermate e allo screencast mi rendono un po' invidioso... Non della tizia sdraiata sul divano rosa (semmai del divano rosa su cui la tizia è sdraiata), ma del fatto che Pixelmator sembra essere quello che è la mia idea di GIMP.

Guardate ad esempio questa anteprima. Le varie finestrelle sparse qua e là per la scrivania non hanno i canonici tre pulsanti ciascuna. Alcune hanno solo un pulsante "chiudi" (a che serve minimizzare o massimmizzare la finestra dei livelli o dei pennelli?), altre non hanno affatto pulsanti (come il dialogo Luminosità e contrasto: o applico le modifiche o le scarto. Ah. se vi guardate anche lo screencast, rodetevi dentro nel vedere come gli effetti sono applicati on-fly sull'immagine e OK serve solo da conferma). L'unica finestra che ha senso massimizzare o minimizzare è quella dell'immagine su cui sto lavorando. Suppongo, ma sono stato davanti a MacOSX una sola volta in vita mia per eseguire FireFox, che se nascondo l'applicazione nel dock, scompaiono tutte le finestrelle. Già che siamo in tema, godetevi anche la versione "schermo intero": direi che se sei un grafico e stai lavorando su una sola immagine in alta definizione non puoi chiedere di meglio no?

Su tutto regna indiscussa la barra dei menù unificata e spazialmente condivisa tra tutte le applicazioni, marchio di fabbrica del MacOS. Che sia cosa buona o meno io non lo so. So che, tanto tempo fa, quando ancora installavo GNOME e KDE, feci una settimana di test in KDE usando l'opzione che permette di avere una cosa analoga. Non mi stava molto simpatica: forse l'abitudine a un diverso approccio, forse il fatto che il KDE era pensato per avere la barra dei menù nella finestra e quello era solo un eye-candy, forse un sacco di altre cose. Di certo però l'approccio icona-applicazione nel dock richiede che la barra dei menù sia fatta in tal modo e viceversa. Le due scelte di design sono complementari.

OK, potreste dire che questo è un'altro di quei soliti post che vogliono spingere a uno GNOME sempre più simile a MacOS, fino ad essere una mera copia. Potreste dire che comunque una cosa del genere non è possibile perché GNOME deve fare i conti con X Window System, con gli altri toolkit, con gli standard e via dicendo. Potreste dire una marea di altre cose e vi dovrei anche dare ragione. Francamente però mi piacerebbe tanto avere una migliore gestione delle finestre nel mio ambiente grafico, ossia la possibilità di avere delle finestre toolbox e delle finestre dialogo/allerta che siano finalmente aderenti all'HIG: niente titolo e niente pulsanti per le finestre di entrambi (tranne chiudi per le toolbox). Se poi le toolbox "seguissero" la finestra madre quando viene minimizzata/ripristinata e non comparissero nell'elenco finestre, allora sarebbe il massimo.

E non vi verrebbe più in mente di chiedere un GIMP più simile a Photoshop.

PS - Sì, lo ammetto, il piccolo UI designer che è in me adora le toolbox e le metterebbe ovunque, anche in programmi tipo foglio di calcolo/word processor/presentazione. Per me è logica: finestra con documento e finestrelle con gli "strumenti" che si possono usare sul documento. Un paio di regole ben precise e un buon window manager e il gioco è fatto.

9 commenti:

Francesco ha detto...

Potresti sempre aggiungere queste idee all'elenco per Topaz :)

felipe ha detto...

Caro elle.uca, condivido gran parte della tua crisi, ma su una cosa la penso in maniera totalmente opposta.

Lo stupido divano rosa puoi tenertelo!

Lobotomia ha detto...

ah, quando la gente capirà sarà sempre troppo tardi..

ulisse ha detto...

Secondo me la strada migliore è quella che sembra stia prendendo Inkscape, ovvero usare una finestra per l'immagine e le varie finestrelle "dockabili", così uno se le raggruppa come gli pare, dentro o fuori della finestra dell'immagine, e imita Photoshop o il vecchio Gimp o quello che gli pare.
Magari aggiungendo l apossibilità, come in Flash, di salvare i layout personalizzati in modo da avere sempre a portata di mano quello più comodo sul momento, con i pannelli giusti aperti nel posto giusto.

Francesco ha detto...

A parte la considerazione di felipe, che sottoscrivo (preferisco anche io la ragazza al divano, specie perché è rosa), un'altra cosa che invio al Mac è quell'interfaccia "scura"... la trovo grandiosa.
Perché per GNOME non riusciamo ad avere qualcosa del genere?

Gianluca S. ha detto...

Non uso spesso gimp ma devo dire che trovo intelligente il sistema che utilizza per distribuire tool e strumenti. Ci ho messo solo un po' ad abituarmi a pensare a dove si chiude l'applicazione (spesso chiudevo per primo il pannello dei layer col risultato che poi mi toccava ripristinarlo). Non posso quindi che essere d'accordo sul fatto che se il menu principale e tutti gli strumenti/pannelli fossero gestiti da una sola finestra e tutto il resto fosse come dire subordinato a questa non potremmo che trarne vantaggio.
Solo terrei la possibilità di raggruppare i pannelli a piacimento, cosa che (se sfruttata) rende l'applicazione davvero "su misura" per l'utente.

Luca Ferretti ha detto...

@felipe e francesco
ma io ho forse detto che mi tenevo il divano e buttavo via il resto?????

Cmq io sono alto 1 metro e novanta e le camicine rosa sotto il vestito scuro posso permettermele, tiè

Alessandro ha detto...

Settato bene, Gimp riesce a ricalcare, in buona parte, la visualizzazione à la Pixelmator, se non fosse per il pulsante chiudi sulle toolbox e dialog, e per la gestione "svincolata" dalla finestra dell'immagine.

Il resto, a livello di GUI (trasparenze e tema scuro, per Francesco), c'è.

Saluti.

Alessandro ha detto...

Seguendo queste 2 guide:
1. http://telperion.wordpress.com/2007/07/17/fusion-finestra-chi-sei-nome-classe-stato ;
2. http://telperion.wordpress.com/2007/06/19/compcomm-e-gimp
e settando le gimp-toolbox e gimp-dock come finestre a cui non assegnare nessun pulsante (min,max,close) e come non visualizzabili nella barra delle applicazioni, ho ottenuto praticamente l'effetto di Pixelmator (restano vincolate alla finestra immagine).

Certo, non verrano visualizzate col plugin Cover, ma direi che è un buon compromesso.

Se può risultar utile..

In fondo non c'è poi tanto bisogno di "aggiornare" l'interfaccia di Gimp, basta usare gli strumenti a disposizione .

:)